Italia futura verso la terza repubblica

Essere fieri del nostro Paese, è per questo che ci troviamo qua oggi tutti insieme. Lo siamo ma ci sono dei punti dei quali ci vergogniamo, sui quali dobbiamo lavorare. Lavorare insieme per riportare l’Italia a brillare, per le sue opere d’arte, la cucina, la moda, i vini e per un marchi Made in Italy sinonimo di garanzia e qualità. Lavorare insieme per una ricrescita del Paese che dia speranza alle nuove generazioni e riporti il benessere economico nelle famiglie italiane, che eviti che le nostre menti più brillanti fuggano all’estero perché lo Stato stesso che le ha create non è in grado di valorizzarle.

Siamo tutti riuniti oggi per creare una Terza Repubblica che porti l’Italia ad essere una delle nazioni più forti in Europa, un esempio democratico, economico e sociale da seguire e del quale essere fieri. Per arrivare a ciò bisogna ridiscutere e valorizzare i 5 pilastri sui quali ricostruire l’Italia:

  1. Lavoro
  2. Impresa
  3. Cultura
  4. Giovani
  5. Donne

“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.” Questo è il primo articolo della costituzione. Lo Stato deve garantire il lavoro ai propri cittadini e se manca il lavoro allora c’è bisogno di riforma. Non c’è vergogna in questo, il cambiamento è un processo naturale volto al miglioramento e al progresso. Riformare per dare spazio di crescita ai giovani e far risplendere l’Italia in tutti i campi, dall’architettura all’arte, dalla cucina allo sport. Investire per crescere. Ci vuole un’equa redistribuzione dei fondi pubblici che porti gli sprechi al minimo. Bisogna uscire dagli schemi non meritocratici dei favoritismi amministrativi di assunzioni clientelari, per valorizzare al meglio i più meritevoli.

Un’azione concreta può partire proprio dallo Stato stesso e dalla sua uscita da alcuni settori nei quali è presente e compartecipa solamente per garantire favori e generare corruzione. Questo penalizza la libera concorrenza e la qualità dei servizi a discapito dei giovani più meritevoli e determinati ad apportare il loro contributo concreto alla società. Bisogna riaffermare uno dei valori chiave del libero mercato, la libera concorrenza.

L’impresa è un altro settore in forte necessita di riforma. Ad affliggerlo maggiormente è proprio il sistema fiscale, tra i più pesanti in Europa. Il problema però non è tanto il perché si debbano pagare tante tasse ma proprio il dove vanno a finire le mie tasse. Bisogna lottare l’evasione fiscale soprattutto in mercati altamente lucrativi come quelli delle slot machine, ma anche combattere la corruzione e gli sprechi amministrativi tramite una riforma accurata, la così detta spending review.

Deve cambiare la cultura degli italiani, dei piccoli e grandi imprenditori. Una cultura dove vince il più furbo, dove non pagare le tasse è giusto. Bisogna che lo Stato incontri a mezza via il cittadino e proponga un nuovo sistema fiscale volto ad incentivare non a punire o limitare. Sono necessari incentivi per i nuovi imprenditori per favorire la crescita e la formazione di nuove posizioni lavorative. Bisogna che tutti paghino le tasse, che diventi la normalità, solo così sarà possibile una diminuzione di queste. La nuova riforma deve inoltre incentivare la produzione locale ponendo fine alla tendenza a delocalizzare in paesi del terzo mondo la produzione industriale, togliendo figure lavorative all’industri italiana.

I giovani sono il motore del paese. Un paese che non investe nei giovani, non investe nel suo futuro. Una riforma concreta deve guardare soprattutto ai giovani, alla lotta alla disoccupazione e alla destinazione di nuovi fondi da dedicare all’istruzione. Bisogna sconfiggere i problemi che più affliggono i giovani, come ad esempio la criminalità organizzata nel Sud Italia, o limitare la tendenza ad emigrare all’estero delle nostre menti più promettenti.

 

Non solo sui giovani, ma ci vuole un intervento concreto dello Stato anche per rivalorizzare la figura e l’importanza economica delle donne. Molte donne italiane fanno fatica a trovare lavoro o a reinserirsi nel mondo del lavoro dopo il primo figlio. Lo Stato deve intervenire dedicando fondi alla crescita dei posti disponibili negli asili nidi e ai sussidi familiari. Solo così è possibile un reinserimento lavorativo che apporterebbe una forza economica notevole nell’economia familiare. Più soldi in famiglia significa più soldi per l’educazione dei propri figli. Questo comporterebbe meno necessità di fondi pubblici per l’istruzione dei figli, lasciando più fondi da reinvestire laddove ci sia più bisogno.

 

 

Questi sono i 5 punti suoi quali focalizzare l’azione politica, il cambiamento per entrare a testa alta nella Terza Repubblica. Mettiamoci al lavoro.