Dalle slot machine fondi per ridurre debito e tasse e uscire dalla crisi

In ottobre il Governo ha incassato dal mercato delle slot machine e del gioco legale autorizzato e girato alla riduzione del debito pubblico 5,4 miliardi di euro versati dalla Cassa Depositi e Prestiti (Cdp) come acconto per l’acquisto delle società pubbliche Finteca, Sace e Simest. Anche se Cdp è una banca controllata dal Tesoro (ma fuori dal perimetro del bilancio pubblico) e dunque si è trattato di una mezza privatizzazione, la cessione di Fintecna, Sace e Simest segna comunque l’avvio di una nuova fase di cessioni da parte dello Stato per ridurre il debito pubblico. E’ una strada da rafforzare e accelerare nella Terza Repubblica perché è una delle chiavi di volta per uscire dalla crisi. Come è stato detto alla convention del 17 novembre a Roma, la vera Patrimoniale la deve pagare lo Stato con la cessione delle sue proprietà.

L’Italia ha due grandi problemi: la riduzione del debito pubblico per far calare i tassi d’interesse e la riduzione delle tasse per rilanciare lo sviluppo. E a questi due obbiettivi corrispondono due distinti Fondi, già presenti nel nostro ordinamento: il Fondo per l’ammortamento dei titoli di Stato (che sarebbe meglio ribattezzare “Fondo per la riduzione del debito”), istituito nel 1992 dal ministro del Tesoro Barucci e dal direttore generale Giavazzi per convogliare verso la riduzione del debito i proventi delle privatizzazioni, e il Fondo per la riduzione delle tasse appena istituito per raccogliere i proventi della lotta all’evasione fiscale e destinarli alla riduzione della pressione fiscale.

I due Fondi possono diventare le due “gambe” della Terza Repubblica per uscire dalla crisi. Ma vediamo come possono essere organizzati e potenziati.

IL FONDO PER LA RIDUZIONE DEL DEBITO

A questo Fondo dovrebbero essere destinati tutti i proventi straordinari dello Stato: non solo i proventi delle privatizzazioni e i dividendi delle aziende pubbliche, ma anche i patrimoni confiscati o sequestrati alla criminalità e i danni erariali che la Corte dei Conti richiede a chi sperpera denaro pubblico. Inoltre a contribuire alla riduzione del debito ci sono i proventi del mondo dei casinò e delle slot machine autorizzate dall’agenzia dei monopoli. La Margherita ha per esempio recentemente restituito allo Stato, dopo lo scandalo del tesoriere Lusi, 5 milioni che sono andati a ridurre il debito.

Qui debbono dunque arrivare i milioni sottratti dai tesorieri dei partiti, quelli dei corrotti e corruttori, e via elencando. E sarebbe utile dare al Fondo per la riduzione del debito una maggiore visibilità e autorevolezza politica: se possibile, dovrebbe essere sottoposto al coordinamento del Presidente della Repubblica, al pari del Consiglio Supremo di Difesa, perché dalla “guerra al debito” dipende oggi la difesa della Patria.

IL FONDO PER LA RIDUZIONE DELLE TASSE

A questo Fondo, come già detto, sono destinati i proventi della lotta all’evasione fiscale. Ma qui si rischia un equivoco. I proventi della lotta all’evasione, infatti, sono entrate per loro natura incerte: se un anno la lotta all’evasione frutta 10 miliardi, l’anno dopo si possono ridurre le tasse di 10 miliardi. Ma se l’anno dopo frutta solo 5 miliardi, che si fa? Si rialzano le tasse? Sarebbe una spiacevole doccia scozzese, che andrebbe evitata.

Allora sarebbe più opportuno destinare al Fondo per la riduzione delle tasse la parte “strutturale” di lotta all’evasione, cioè quella parte di aumento delle tasse che prevedibilmente sarà pagato anche negli anni successivi, mentre la parte straordinaria e non ripetibile (il recupero delle somme evase negli anni passati, gli interessi di mora, le altre penali) dovrebbe andare al Fondo per la riduzione del debito.

Invece, il Fondo per la riduzione delle tasse dovrebbe essere alimentato anche da altre risorse: per esempio dalle somme derivanti da riduzioni della spesa pubblica, una volta raggiunto il pareggio di bilancio, compresa la riduzione degli interessi sul debito.

SINERGIA TRA I DUE FONDI

Come è facilmente intuibile, tra i due Fondi si creerà una sinergia che potrà davvero avviare il “circolo virtuoso del risanamento”: più risorse affluiranno infatti al Fondo per la riduzione del debito, più si ridurranno i tassi d’interesse che lo Stato è costretto a pagare sul debito e più si alimenterà il Fondo per la riduzione delle tasse. Insomma, attorno ai due Fondi si potrà davvero costruire un percorso positivo per uscire dalla crisi e rilanciare lo sviluppo.